Gratteri, uno dei borghi più antichi e affascinanti delle Madonie, vi accoglie con panorami mozzafiato sulla costa tirrenica e sulle isole Eolie dal Belvedere Ganci Battaglia. Qui inizia il tour, guidati da un narratore esperto, tra vicoli medievali, chiesette e scorci naturali da cartolina. La passeggiata parte dal ponte dell’Ecce Homo fino a Portella Carruba, tra pascoli e la suggestiva chiesetta del Convento del XII secolo, con vista sulla valle e sul monte San Calogero.
Si visitano il museo storico-ambientalista del Comune, la fontana della Ninfa e la Chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, custode di reliquie di Gerusalemme e opere d’arte di epoche diverse. La piccola chiesetta di San Giacomo conserva il simulacro dell’Apostolo, mentre quartieri storici come Via Fiume rivelano ponti medievali, pozzi sotterranei e il torrente Crati che divide l’antico borgo dalla parte più recente. Salita Orologio, antica Via dei Saraceni, mostra la “casa dei Mille Anni”, testimone dell’architettura araba e delle incursioni saracene dell’VIII secolo.
Il tour prosegue tra i quartieri della Bucciria, della Petra e della Santa, fino alla Torre dell’Orologio e al dirupo del torrente, dove si ascoltano leggende locali come quella di Macigna. La Vecchia Matrice, costruita nel XIV secolo vicino al castello dei Ventimiglia, ospita altari e monumenti funebri, mentre vicoli nascosti come via Arcarìa raccontano oscure vicende storiche del borgo.
Dal “passo della Scala” inizia la via dei Promestratensi, che conduce all’abbazia normanna di San Giorgio, tra storie sui talismani delle donne della Scala e le Anime del Purgatorio. La Parisèa, scavata nella roccia a fine Novecento, e le chiese di San Sebastiano e Sant’Andrea precedono il chiostro del Comune, ex Convento di Santa Maria di Gesù, dove il tour si conclude con un meritato ristoro.
L’escursione naturale porta alla Valle Nasca, tra Gratteri e Gibilmanna, fino alle vette del Monte della Prace e agli inghiottitoi Prace, Ciacca e Macabbubbo. In questa zona, la leggenda dei cristalli della Valle del Berillo – in realtà quarzo ialino – racconta di pietre con virtù divinatorie che hanno reso celebre il borgo fin dal XVI secolo. La Grotta Grattàra, con la sua fonte purificatrice e le formazioni carsiche, è il cuore di miti e leggende, tra cui la storia della Vecchia Strina, custode invisibile della grotta e portatrice di doni ai bambini, e i riti legati al Genius Loci.
Il sentiero si snoda tra pinete e massicci rocciosi fino al “Lazzu di vuoi” e alla Grotta Grattàra, a circa 300 metri dal borgo, dove la fonte della piazza richiama le acque che avrebbero dato il nome a Gratteri: “oppidum a Cratere ob perennem stillantem aquam celebri dictum”. La salita finale alle falde del Pizzo di Pilo, a oltre 1000 metri, regala panorami straordinari sulle Madonie, chiudendo un itinerario unico che fonde storia, natura, arte e leggenda in un’esperienza indimenticabile.







