Probabilmente concepito come santuario dedicato ai culti legati all’acqua, Il Tempio di Diana conserva al suo interno una grande cisterna, chiara testimonianza del suo uso rituale.
Situato lungo il percorso che conduce alla cima della Rocca di Cefalù, il Tempio di Diana unisce valore storico, archeologico e panoramico. Qui, tra sacro e mitologico, il tempo sembra essersi fermato: un luogo sospeso tra mistero e leggenda, assolutamente da inserire nell’itinerario di visita.
La struttura megalitica, che si sviluppa nel cuore della Rocca, risale inizialmente al IX secolo a.C., anche se studi archeologici hanno evidenziato fasi costruttive differenti. La parte più antica è rappresentata dalla cisterna, scavata nella roccia e chiusa da massicce lastre sorrette da un’architrave con colonna centrale cilindrica. La facciata e gran parte del tempio furono realizzate nel V secolo a.C. con blocchi di pietra irregolari, mentre la parte superiore, architrave e stipiti, risale al II secolo a.C., caratterizzata da pietre perfettamente squadrate.
La funzione originaria del Tempio di Diana resta ancora oggi avvolta nel mistero. La sua posizione isolata ha fatto ipotizzare diversi utilizzi: alcuni studiosi lo identificano come il Palazzo Reale dei primi re di Kephaloidion, altri come un santuario-fortezza dedicato a divinità pagane legate alle acque. La presenza della cisterna e il punto dominante sulla rupe sottolineano sia il ruolo strategico sia quello rituale della costruzione.
La presenza di due chiesette, una all’interno e una sopra il tempio, testimonia senza dubbio l’uso religioso dell’edificio nel corso dei secoli, rendendo il Tempio di Diana un luogo dove storia, mito e fede si intrecciano in modo affascinante.